Roda racconta Roda

Luca Roda: in un’intervista la storia,
lo stile

Incontrare Luca Roda e lasciarsi trasportare nel suo mondo fatto di passioni forti, ricordi che corrono in direzioni diverse, momenti che hanno fatto la sua storia personale e quella della sua azienda bonsai, come lui stesso ama definirla… Uno di fronte all’altro in un tardo pomeriggio di maggio, lasciarlo raccontare è la sola cosa da fare.

Come è nato il marchio Roda?
Ho collaborato per diversi anni con un antico cravattificio, all’inizio mi occupavo della direzione commerciale ma con il passare del tempo mi sono scoperto molto più interessato a tessuti e gradazioni di colore che a qualsiasi altra cosa. Frequentavo le migliori tessiture, riconoscevo la raffinatezza di sete e cotoni semplicemente sfiorandoli, era diventata una passione. E, come spesso accade per un’improbabile concatenarsi di circostanze, ad un certo punto tutto questo è diventato il mio lavoro: costruire una collezione, studiarne i pattern, osare con le tonalità, mescolare, sperimentare, spesso eccedere, cavalcando l’indole pionieristica che mi contraddistingue… Quando ho capito che quello era ciò che sapevo fare meglio ho pensato che ci doveva essere il mio nome su un prodotto che portava così profondamente impresso il mio modo di intendere lo stile. Credo sia stato un passaggio, una svolta professionale ma anche intimamente personale: la consapevolezza che la mia strada potevo costruirla da solo, con le mie forze, e soprattutto fidandomi di quella che fino ad allora era semplicemente stata una questione di gusto. Ho fondato RODA nel 1995. Una scrivania ed un telefono: questa la tecnologia a disposizione. Per tutto il resto c’erano i viaggi, la curiosità, la scoperta di un mondo che mi portava a conoscere i contesti più diversi. Questo penso sia sempre stato uno degli aspetti più significativi del mio lavoro: avere la possibilità di confrontarmi con approcci differenti verso la moda che, per quanto la si possa omologare, è una delle poche cose al mondo che può vantare ancora il pregio della soggettività, seppure nel rispetto di certi imprescindibili canoni di buon gusto ed eleganza nel vestire.

Come si è sviluppato il marchio negli anni: dalle sole cravatte a una collezione RODA?
Il passaggio dalle cravatte alle sciarpe e, più in generale, agli accessori, è stato direi spontaneo. Certe cose non le fermi, le lasci andare prima ancora di pensarle. Le hai dentro. Così è stato anche quando ho deciso che non volevo più semplicemente completare uno stile, volevo crearlo! Forse è per questo che preferisco definirmi “creatore di stile” piuttosto che stilista. Le mie collezioni sono fortemente permeate dalla mia idea di eleganza, di non omologazione, come ripeto spesso, di rifiuto dell’“uguale”, del seriale, per questo molto spesso baso ricerca e sperimentazione sul concetto di “pezzo unico”. Certe sciarpe dipinte con sfumature diverse l’una dall’altra, certi ricami fatti a mano “come si faceva una volta”, certi capi lavati e trattati con tecniche che producono risultati diversi su ognuno di essi sono la sintesi del mio marchio. Credo veramente che chi indossa RODA debba poter pensare di avere un capo irripetibile, differente da ogni altro.

Come sono cambiate le cose da allora. Quali i cambiamenti di direzione rispetto al passato?
È cambiato tutto. È cambiato il rapporto con i nostri distributori, ma soprattutto è cambiata la richiesta da parte dei nostri clienti, i “nostri ambasciatori” come preferisco definirli io. Un tempo erano “i bravi negozianti” ad indirizzare il cliente su un preciso marchio e forse anche su un determinato stile. I consumatori di oggi sanno perfettamente cosa vogliono, si informano, confrontano… Mi è capitato più di una volta di ricevere mail da persone che si congratulavano per un particolare articolo della collezione che avevano visto pubblicato su quel certo blog. O anche complimenti ricevuti per la scelta di determinati tessuti, per l’eleganza di alcuni dettagli. Consumatori giustamente più esigenti e consapevoli. Un metro assolutamente necessario per noi, un confronto utile, una possibilità di studiare al meglio il nostro pubblico in modo obiettivo, per chiederci “quale uomo vogliamo vestire?” e, nella maggior parte dei casi, per indirizzare le nostre scelte. Questo è stato il motore che ci ha spinti a costruire una piattaforma di ecommerce che ci permetterà di “dialogare” in modo immediato con i nostri ambasciatori, di decifrarne i gusti e le attitudini, di misurare pregi e difetti dei nostri prodotti attraverso un canale diretto, preferenziale, trasparente. E questo penso sia il cambiamento maggiore, in assoluto il più significativo del nostro prossimo futuro… Il consumatore finale al centro di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione.

Come nascono le collezioni RODA?
Nascono da un istinto, da un profumo che mi è rimasto dentro, dalla sensazione di un momento. Il più delle volte da un ricordo di un viaggio. Sono un uomo curioso, attento, mi lascio conquistare da tutto ciò che è nuovo e diverso. Questo è quello che mi succede quando viaggio, mi piace “entrare con le mani” nelle cose, proprio come quando toccavo la seta nei laboratori. Viaggiare senza sperimentare non ha senso né valore. Viaggiare lasciandosi toccare l’anima è invece quanto mi riesce meglio. Poi torno a casa e scavo dentro alla ricerca di un filo conduttore, che molto spesso è un colore o un determinato tessuto: può essere un lino fresco e delicato così come un cachemire morbido da accoppiare a un ricamo… Mi piace che le collezioni RODA parlino di questo, che evochino una storia, che si mescolino, che vivano, che raccontino della volontà di sperimentare, di trovare uno slancio. I tessuti accoppiati, le stampe invecchiate, la reinterpretazione di alcuni dei nostri capi icona, ad ogni stagione sempre diversi, i colori “sfacciati” in primo piano… È come se provassi a dare spazio a una fantasia senza freno, esattamente come mi capita di fare quando sono in un posto nuovo, sempre alla ricerca di un punto di vista diverso e libero da condizionamenti.

Com’è “l’uomo RODA”?
Chi veste RODA deve sapere che sceglie un capo che ha una storia, una storia che unisce stile a funzionalità. Mi piace pensare che chi indossa il nostro stile si possa sentire impeccabile e a proprio agio tanto alle otto di mattina quanto alle nove di sera, in qualunque contesto. La vestibilità dei nostri capi, il tono dei nostri accessori, alcuni dettagli come una pochette dai colori “irriverenti”, una cravatta in maglia stretta e stampata, tutto ciò che fa pensare che chi indossa RODA fa una scelta di stile ma anche di personalità nella maggior parte dei casi tutt’altro che convenzionale.

Chi indossa RODA fa una scelta di stile ma anche di personalità nella maggior parte dei casi tutt’altro che convenzionale

Quanto è importante comunicare?

Comunicare è fondamentale, assolutamente necessario, un’operazione molto delicata. Nel settore della moda comunicare il proprio marchio, indirizzarlo al giusto obiettivo è una scelta decisiva, proprio perché decide del tuo futuro, di come verrà percepito ciò che fai. Scegliere dove veicolare un messaggio, la forza con cui farlo, i toni con cui suggerirlo sono in assoluto il punto di partenza di tutto ciò che si vuole costruire. Una collezione bellissima, ispirata ad una storia senza tempo, ma raccontata nel modo sbagliato è ovviamente una collezione che non sfonda, ferma.

Comunicare attraverso il web?
La comunicazione attraverso il web in tutto questo riveste un ruolo imprescindibile: si allarga il raggio d’azione, si raggiungono confini inesplorati. La dimensione sociale della comunicazione, la condivisione, l’interazione in tempo reale, il qui e ora che diventano patrimonio di tutti, la capacità di trasmettere un messaggio, di amplificarlo a dismisura. A questo vogliamo aprirci, è questo il cambiamento di cui vogliamo far parte, in modo funzionale e trasparente, abbiamo bisogno di spostare il nostro baricentro a valle. Il web è un territorio meraviglioso, la comunicazione non funziona più in un’unica direzione: dall’azienda al consumatore, molto spesso accade il contrario. E l’interazione non la puoi fermare, né tantomeno condizionare. Per questo puntiamo a rivoluzionare la nostra presenza sul web, a farne parte, a cogliere suggerimenti, a bilanciare equilibri, ad aggiustare la mira, facendo in modo che il nostro sito sia più aperto, ricco di contributi, di contenuti diversi. Abbiamo scelto questa strada perché pensiamo che in questo momento sia giusto esporci in prima persona nel contatto con il consumatore finale. È in questo modo che un marchio cresce: sbagliando, misurandosi, mettendoci la faccia.

Cosa significa per te la moda?
La moda è arte, l’arte di esprimere un’attitudine personale perché diventi patrimonio di altri, perché segni un tempo, un momento storico, un cambio epocale, un passaggio culturale. Una forza esplosiva, se si pensa a quanto certi cambiamenti nel modo di vestire hanno fatto storia. Non sono ossessionato dalla moda, pur facendo parte di questo mondo. Indosso solo e unicamente capi RODA, ovviamente, ma al di là di questo amo in generale vestirmi in modo originale, a volte anche poco convenzionale, cercando però di trasmettere ciò che è veramente importante, e cioè che il miglior abito è la propria volontà, ciò che si è, ciò che si preferisce essere. Puoi avere l’abito più ricercato ma se il tuo modo di indossarlo non lascia trasparire niente di te, allora hai fatto la scelta sbagliata… Un abito non ti dà un’identità, ti fornisce un lasciapassare, ma col fascino puoi cavartela solo una manciata di minuti, come diceva qualcuno.

Dove risiede il talento?
Dove risiede il talento? Ce l’hai dentro, da qualche parte ce l’abbiamo tutti, sempre e solo se lasciamo spazio alla curiosità e alla voglia di arrivare. Puoi essere dotato, talentuoso, pieno di idee ma se hai paura di affermarle sei ancora fermo ai primi passi della rincorsa, e nemmeno hai troppo spazio dietro te per prenderla… Quello che qualcuno chiama “il fuoco sacro” è veramente il motore di ogni azione. Io sapevo che volevo in qualche modo lasciare un segno, forse non ho saputo da subito che sarebbe stato con un marchio della moda, però come dicevo prima, la vita e le circostanze mi hanno fatto arrivare proprio qui e mi piace pensare che da qualche parte c’era un disegno in tutto ciò…

Che cosa hai sempre amato nel tuo lavoro, oggi come allora?
Sapere che su quelle quattro lettere impresse su un’etichetta di tessuto ci stanno i miei sogni, ciò che volevo diventare quando pensavo che non avrei passato gli anni a guardare il lago – dove sono nato – credendo che tutto finisse lì. C’è quel concetto di “oltre” che sentivo dentro allora e che sento dentro anche oggi.

Il tuo incidente in moto di tanti anni fa…la nascita di Roda e di una famiglia
Quell’incidente è stato la mia “linea d’ombra”, come dice Conrad. L’abbandono di un modo di vivere, fondamentalmente legato ad un concetto di libertà assoluta, di rifiuto delle regole, di vita vissuta appieno e senza freni. L’immobilità forzata, la paura, l’attesa di ristabilirsi. Ho raccolto quel che restava dell’Harley – conservo tuttora un pezzo nel mio ufficio – e con i soldi dell’assicurazione ho comprato quella scrivania e quel telefono da cui è iniziato tutto… Ho sposato Paola e ho ricominciato da capo, come rinascere una seconda volta. Ora mi guardo indietro e penso che alla fine niente accade per caso. Posso dire che ho un passato alle spalle che mi ha insegnato tanto e un futuro prezioso che vedo ogni mattino negli occhi dei miei figli, Lucrezia, Allegra e Gregorio, un futuro che mi farà comunque pensare che alla fine sono stato un privilegiato, qualcuno che ha avuto un’occasione e ha avuto la prontezza e la voglia di coglierla.